#SalTo13 – un memorandum

Solo poche parole per segnalare alcune delle cose che (mi) sono successe al Salone del Libro di Torino di quest’anno. La notizia, quella vera, è che alla fine me la sono cavata solo con un po’ di mal di gola, dovuto un po’ al meteo pazzarello e un po’ al fatto che in Sala Book to the Future ho dovuto sgolarmi domenica mattina per contrastare il soprano dello stand di fianco. Lo racconta bene El Pinta.

1. LA VERSIONE AUMENTATA DI IN TERRITORIO NEMICO

Venerdì pomeriggio, sala piena, gente in piedi, l’ordine della slide che così diligentemente Valentina Manchia ed io avevamo preparato completamente stravolto dall’anarchico Santoni, che interviene quando gli pare. Il povero Magini che per la duemilionesima volta spiega il metodo SIC. Arturo Robertazzi che in otto minuti mette tantissima carne al fuoco (di Arturo, poi, ho raccontato sabato scorso su Rai Radio1 al minuto 11.50). Dell’incontro c’è ora una bella sintesi su Storify, opera di @ofux1.

2. IL DIRITTO D’AUTORE PER SELF-PUBLISHER E BLOGGER

Non l’avrei mai detto, confesso, ma la sala il sabato alle 14 strabordava di gente, guardate un po’:

Nonostante le ottime slide di Marco Giacomello e gli interventi chiarificatori e pungenti di Clelia Caldesi Valeri, in cinquanta minuti è stato difficile coprire tutti gli aspetti e rispondere alle tante domande che provenivano dal pubblico. Ma il tema è caldo, come si dice oggi, è andrà sicuramente ripreso e sviluppato.

3. LA SAGGISTICA DIGITALE IN ITALIA

Alle 10.30 della domenica gli stoici che si sono presentati all’incontro non erano tantissimi, ma erano tutti fortemente interessati: ho visto qualche editore, qualche ricercatore e diversi social media manager. La sala si è popolata piano piano. Dopo aver fatto una carrellata analitica delle collane di saggistica in Italia (qui le slide), ho passato la parola a Marco Liberatore che ha raccontato l’esperienza di Doppiozero, editore sui generis. Luisa Capelli e Gino Roncaglia hanno arricchito l’incontro di importanti considerazioni sulla saggistica accademica e sulle modalità di organizzazione dei contenuti nelle pubblicazioni digitali. Flavio Pintarelli ci ha ricordato che per vendere libri non possiamo prescindere dai funzionamenti di un’economia reputazionale.

4. I BOOK BLOG: COSA SUCCEDE IN ITALIA?

Dopo che io, battagliero, svelavo un po’ delle magagne dei book blog italiani, Francesco Forlani ricordava che i blogger sono “avanguardie operative”, Christian Raimo diagnosticava le malattie dei blog ma poi elencava le terapie messe in atto, Marco Giacomello si chiedeva perché i blogger devono sempre fare il doppio lavoro e Gianluca Liguori rincalzava affermando che il lavoro culturale in rete deve essere sostenuto anche economicamente – dopo tutto questo e molto altro, dicevo, qualcuno ci dà di spocchiosi.

Insomma, tu sei lì, con un parterre di tutto rispetto (dobbiamo tirare fuori i rispettivi curricula? Dobbiamo ancora fare il giochino di chi ce l’ha più lungo?) che provi a fare – nei limiti dell’occasione, si capisce – un discorso di trasparenza, di problematizzazione; provi a staccarti di dosso l’etichetta di bloger cupo e scroccone (e, ricordo, il Salone me lo sono pagato da solo) e a far capire che magari nei blog (non in tutti, certo: Morgan Palmas ha ragione da vendere quando pone la questione della qualità) si dicono anche cose sensate se non addirittura migliori di quanto si scrive sulle testate blasonate (senza per questo voler creare contrapposizioni fittizie) – e che succede? Ti arriva il fuoco amico. Anzi, il prurito amico.

Mi gratto. <– E questo non è un commento spocchioso.

Fortuna che @ofux1 ha redatto uno storify anche di quest’incontro. È corta la memoria storica sulla Rete, ed è quindi un bene che fatti e parole siano fissati il meglio possibile.

I discorsi seri, invece, li hanno fatti Sergio Calderale su Tropico del Libro e Salvatore Nascarella su Leggoergosum, di cui mi permetto di citare un passaggio:

Dato per assunto che i book blogger sono entrati a pieno titolo nel panorama editoriale, sia come generatori di contenuti, sia come megafoni consapevoli o meno dell’attività promozionale delle case editrici, sia come modello “pasionario e narcisistico” di presidio della cultura sul libro in rete, resta da definire quale sia il loro destino. L’intervento moderato da Effe “Book blog, editoria e lavoro culturale: cosa succede in Italia” è stato il più vivace e intellettualmente onesto e diretto a cui abbia partecipato, per le relazioni e per le chiacchiere generate post evento.

Salvatore è da sempre attento alle questioni relative ai modi di diffusione dei saperi e ai nodi etici che vi soggiacciono: fu lui a volere, nel corso dell’ultima edizione milanese di LibrInnovando, l’intervento di Noemi Cuffia “Social media e book blog. Tra passione, professione ed etica“, per esempio.

Qualche parola andrebbe spesa sulle ricerche dell’AIE, ma non è questa la sede, non ancora. Mi preme piuttosto rilanciare il sondaggio che ho allestito prima del Salone: è sicuramente migliorabile, ma è intanto un primo modo per farsi un’idea più precisa di cosa parliamo quando parliamo di book blog, editoria e lavoro culturale. Sul suo valore, e sulle metodologie che invece adopera l’AIE, bastino le parole di Sergio Calderale:

Nella varietà dei parametri che prende in considerazione, un simile questionario avrebbe probabilmente dovuto costituire un passo preliminare alle ricerche dell’Aie per non farle poggiare su scelte arbitrarie e poco probanti.